L’assegno di mantenimento per i figli è il contributo economico che può essere previsto quando i genitori non vivono più insieme. Non rappresenta un aiuto destinato all’altro genitore: serve a garantire ai figli cura, istruzione, educazione e condizioni di vita adeguate anche dopo la separazione della famiglia.
Non esistono un importo minimo stabilito dalla legge o una percentuale dello stipendio valida per tutti. La somma deve essere determinata considerando le esigenze dei figli, le risorse di entrambi i genitori, i tempi di permanenza e l’attività di cura svolta da ciascuno.
Che cos’è il mantenimento dei figli
Entrambi i genitori devono contribuire al mantenimento dei figli in proporzione alle rispettive capacità economiche. L’obbligo esiste indipendentemente dal matrimonio: le stesse regole fondamentali si applicano ai genitori sposati, separati, divorziati o non coniugati.
Il contributo comprende non soltanto le spese indispensabili, come alimentazione e abitazione, ma tutto ciò che occorre per lo sviluppo equilibrato del figlio: istruzione, salute, abbigliamento, attività sociali, sportive e formative, in rapporto alle possibilità concrete della famiglia.
Chi deve pagare l’assegno di mantenimento
Non è corretto presumere che debba pagare sempre il padre o che i figli debbano essere collocati presso la madre. Il contributo può essere posto a carico di qualunque genitore, in base all’organizzazione familiare e alla situazione economica effettiva.
Di regola, il genitore presso il quale il figlio vive prevalentemente sostiene direttamente una parte rilevante delle spese quotidiane. L’altro può essere tenuto a versare un assegno periodico per rendere proporzionato il contributo complessivo. Anche il lavoro domestico e di cura possiede un valore economico che deve essere considerato.
Mantenimento diretto e assegno periodico
Il mantenimento può essere attuato in due modi principali. Con il mantenimento diretto, ciascun genitore paga determinate spese quando il figlio si trova con lui oppure secondo una ripartizione concordata. Con il mantenimento indiretto, uno dei genitori versa periodicamente una somma all’altro.
Le due modalità possono convivere. Per esempio, può essere previsto un assegno mensile per le spese ordinarie e una ripartizione separata delle spese straordinarie. L’assetto deve essere sufficientemente chiaro da evitare conflitti su pagamenti, rimborsi e scadenze.
Affidamento condiviso e collocamento: l’assegno è sempre dovuto?
L’affidamento condiviso riguarda l’esercizio della responsabilità genitoriale e la partecipazione alle decisioni importanti. Non significa automaticamente permanenza perfettamente paritaria, mantenimento diretto o assenza dell’assegno.
Anche quando i figli trascorrono tempi simili con entrambi i genitori può essere necessario un contributo periodico, soprattutto se esiste una forte differenza di reddito o se uno sostiene stabilmente più costi. Al contrario, in presenza di risorse comparabili e tempi realmente equilibrati, i genitori possono concordare il mantenimento diretto, purché la soluzione tuteli i figli. Per approfondire è disponibile la guida su affidamento condiviso e collocamento.

I cinque criteri previsti dall’articolo 337-ter
L’articolo 337-ter del Codice civile stabilisce che il contributo deve rispettare il principio di proporzionalità. Il giudice considera:
- le esigenze attuali del figlio;
- il tenore di vita goduto quando viveva con entrambi i genitori;
- i tempi di permanenza presso ciascun genitore;
- le risorse economiche di entrambi i genitori;
- il valore economico dei compiti domestici e di cura assunti da ciascuno.
Il confronto non riguarda solamente lo stipendio indicato nella dichiarazione dei redditi. Possono assumere rilievo patrimonio, immobili, risparmi, attività imprenditoriali, capacità lavorativa, disponibilità economiche effettive e altri obblighi familiari. Se i dati forniti non sono sufficientemente documentati, il giudice può disporre accertamenti sui redditi e sui beni.
Esiste un importo minimo per ogni figlio?
No. La legge non prevede un minimo nazionale di 180, 200 o 250 euro mensili per figlio. Importi ricorrenti nella prassi o nelle decisioni di un determinato tribunale non diventano per questo una soglia obbligatoria applicabile a tutte le famiglie.
Allo stesso modo, non esiste una regola secondo la quale l’assegno deve corrispondere al 25% o al 30% dello stipendio. Percentuali e simulazioni possono fornire soltanto una prima indicazione: il risultato corretto dipende dall’insieme dei criteri legali. Per esempi e criteri quantitativi puoi consultare l’approfondimento su come calcolare l’assegno di mantenimento per i figli.
Quali spese sono comprese nell’assegno mensile
L’assegno periodico copre normalmente le esigenze ordinarie, cioè ricorrenti, prevedibili e collegate alla vita quotidiana. Vi rientrano, secondo il caso concreto e gli accordi applicabili, alimentazione, quota delle spese abitative, abbigliamento ordinario, materiale scolastico di uso corrente, trasporti abituali e attività normalmente praticate.
La qualificazione di una spesa non dipende soltanto dal suo importo. Una spesa elevata ma periodica e prevedibile può essere ordinaria; una spesa eccezionale, imprevedibile o collegata a una scelta particolare può essere straordinaria. Per ridurre le contestazioni è utile descrivere con precisione le categorie nel piano genitoriale o nell’accordo.
Spese straordinarie: percentuali e consenso preventivo
Le spese straordinarie sono solitamente ripartite separatamente dall’assegno. Non devono essere necessariamente divise al 50%: può essere prevista una percentuale diversa, coerente con le risorse economiche dei genitori.
Occorre inoltre distinguere tra spese che richiedono il preventivo accordo e spese necessarie o urgenti che possono essere sostenute senza attendere il consenso. I protocolli adottati dai tribunali possono offrire indicazioni operative, ma è sempre necessario verificare il provvedimento o l’accordo applicabile al caso concreto. Ricevute, fatture e richieste di rimborso dovrebbero essere conservate e trasmesse con modalità documentabili.
Come viene stabilito l’assegno: accordo o decisione del giudice
I genitori possono concordare importo, modalità di pagamento, rivalutazione e ripartizione delle spese. L’accordo deve però tutelare l’interesse dei figli ed essere formalizzato nella procedura appropriata; una semplice intesa verbale espone entrambi a incertezze e difficoltà probatorie.
Se non si raggiunge un accordo, decide il giudice sulla base delle richieste e dei documenti prodotti. Le regole si applicano tanto nelle procedure di separazione e divorzio quanto nella regolamentazione dei figli di genitori non sposati.
Quali documenti servono
Per formulare una proposta attendibile occorre ricostruire sia le risorse dei genitori sia i bisogni dei figli. Sono normalmente utili dichiarazioni dei redditi, buste paga, estratti conto, documentazione immobiliare, contratti di locazione o mutuo e prove delle spese scolastiche, sanitarie e sportive.
La documentazione varia in base al lavoro dipendente, autonomo o imprenditoriale e alle caratteristiche della famiglia. Abbiamo raccolto gli elementi principali nella checklist dei documenti per calcolare il mantenimento dei figli.
Rivalutazione ISTAT dell’assegno
L’assegno è soggetto ad adeguamento periodico secondo gli indici ISTAT, salvo che il provvedimento o l’accordo indichino un parametro diverso. La rivalutazione serve a conservare nel tempo il potere di acquisto della somma.
È opportuno indicare chiaramente indice, decorrenza e modalità di aggiornamento. Il mancato adeguamento può generare differenze arretrate, mentre la rivalutazione non sostituisce una vera revisione quando cambiano in modo rilevante redditi o esigenze.

Come effettuare e documentare i pagamenti
È preferibile versare l’assegno con strumenti tracciabili, utilizzando una causale chiara che indichi mese e finalità del pagamento. Bonifici, ricevute e comunicazioni relative alle spese straordinarie consentono di ricostruire facilmente quanto corrisposto e riducono il rischio di contestazioni.
Pagamenti in contanti, acquisti diretti o somme versate occasionalmente non sostituiscono automaticamente l’assegno previsto dal titolo. Se i genitori vogliono cambiare stabilmente modalità o destinatario, è necessario formalizzare il nuovo accordo. Un archivio ordinato dei versamenti è utile sia per chi paga sia per chi riceve.
Quando si può modificare o ridurre l’importo
L’importo può essere modificato quando sopravvengono cambiamenti concreti e rilevanti: perdita involontaria del lavoro, variazione stabile del reddito, nuove esigenze del figlio, cambiamento dei tempi di permanenza o raggiungimento di una maggiore autonomia economica.
Il genitore obbligato non dovrebbe ridurre o sospendere autonomamente i pagamenti. Finché il titolo non viene modificato nelle forme previste, l’importo originario resta esigibile e possono accumularsi arretrati. Anche un nuovo accordo tra i genitori deve essere formalizzato correttamente.
Fino a quando è dovuto il mantenimento
Per i figli minorenni l’obbligo discende direttamente dalla responsabilità genitoriale. Il compimento dei diciotto anni non determina però una cessazione automatica: il contributo può continuare finché il figlio non raggiunge un’effettiva indipendenza economica, valutata in relazione a età, percorso formativo, impegno e concrete opportunità lavorative.
L’obbligo non è neppure illimitato. La situazione del figlio adulto deve essere verificata nel tempo e l’eventuale cessazione deve essere richiesta e formalizzata, evitando iniziative unilaterali. Il tema è sviluppato nella guida sul mantenimento dei figli maggiorenni.
Cosa succede se l’assegno non viene pagato
Il mancato pagamento consente di agire per il recupero delle somme dovute attraverso gli strumenti previsti dalla legge, come pignoramento e ordini di pagamento nei confronti di terzi, quando ne ricorrono i presupposti. È importante conservare il provvedimento, gli estratti conto e il prospetto degli importi non versati.
L’inadempimento può assumere anche rilievo penale se ricorrono tutti gli elementi previsti dalla legge. La Cassazione ha precisato che, in determinate condizioni, possono rilevare anche le spese straordinarie previste dal titolo giudiziario o dall’accordo. Ogni caso richiede una valutazione distinta; il semplice ritardo non consente conclusioni automatiche.
Procedure e costi con Coniugi Tutelati
Quando esiste un accordo, è possibile regolamentare mantenimento, affidamento e organizzazione dei figli attraverso una procedura consensuale. Con Coniugi Tutelati la procedura veloce costa 1.093 € a coppia, mentre quella consensuale in tribunale costa 678 € a coppia. Gli stessi importi sono previsti per la regolamentazione consensuale dei figli di genitori non sposati.
Accordia è una videoconsulenza utilizzabile da soli o in coppia per comprendere i criteri applicabili, confrontare le possibili soluzioni e preparare una proposta con l’aiuto di un professionista terzo e imparziale.
Il contributo destinato ai figli segue criteri specifici, ma rientra nel quadro più ampio degli obblighi economici familiari. Per una visione d’insieme consulta la guida sull’assegno di mantenimento, i requisiti e la durata.
Fonti normative e istituzionali
L’articolo 337-ter del Codice civile indica i criteri per determinare il contributo di ciascun genitore. Per i figli maggiorenni non economicamente indipendenti rileva anche l’articolo 337-septies.
Per gli adeguamenti periodici è disponibile la pagina ISTAT sull’indice FOI. Puoi inoltre approfondire tutti i tipi di contribuzione nella guida generale all’assegno di mantenimento oppure ottenere una prima stima con il calcolatore orientativo.
Domande frequenti sul mantenimento dei figli
Con l’affidamento condiviso si deve pagare l’assegno?
Può essere necessario. L’affidamento condiviso non elimina l’assegno quando redditi, tempi di permanenza, costi sostenuti o attività di cura non sono equilibrati.
Esiste una cifra minima per ogni figlio?
No. Non esiste un minimo nazionale stabilito dalla legge. L’importo viene determinato applicando i criteri dell’articolo 337-ter alla situazione concreta.
Le spese straordinarie sono sempre divise al 50%?
No. Possono essere ripartite in percentuali diverse in base alle risorse dei genitori. Occorre verificare anche quali spese richiedano un preventivo accordo.
L’assegno termina automaticamente a 18 anni?
No. Può continuare finché il figlio non diventa economicamente indipendente, ma non è dovuto senza limiti quando il mancato raggiungimento dell’autonomia dipende da inerzia ingiustificata.
Si può pagare direttamente il figlio maggiorenne?
Il pagamento diretto può essere disposto dal giudice o previsto nella corretta formalizzazione degli accordi. Non è prudente cambiare autonomamente il destinatario rispetto al titolo vigente.
Se perdo il lavoro posso smettere di pagare?
No, non automaticamente. È necessario chiedere la revisione dimostrando che il cambiamento è effettivo, rilevante e non volontariamente provocato. Fino alla modifica, l’importo stabilito resta dovuto.
Le informazioni contenute nell’articolo sono generali e non sostituiscono la valutazione del singolo caso da parte di un professionista.





