divorzio e pensione di reversibilità

Pensione di reversibilità all’ex coniuge divorziato: requisiti, quote e domanda

La pensione di reversibilità all’ex coniuge divorziato non spetta automaticamente per il solo fatto che il matrimonio sia durato molti anni. Il diritto dipende da requisiti precisi: la titolarità attuale dell’assegno divorzile, l’assenza di nuove nozze e l’anteriorità del rapporto assicurativo del defunto rispetto alla sentenza di divorzio.

Quando il defunto aveva contratto un nuovo matrimonio, l’ex coniuge e il coniuge superstite possono concorrere sullo stesso trattamento. In questo caso la ripartizione non viene effettuata liberamente dall’INPS, ma è stabilita dal Tribunale tenendo conto della durata dei rapporti matrimoniali e degli altri elementi elaborati dalla giurisprudenza.

Pensione di reversibilità spettante all’ex coniuge divorziato

Reversibilità e pensione indiretta: qual è la differenza?

Si parla propriamente di pensione di reversibilità quando la persona deceduta era già pensionata. Si parla invece di pensione indiretta quando il defunto era ancora assicurato e aveva maturato i requisiti contributivi richiesti. Nel linguaggio comune le due prestazioni vengono spesso indicate entrambe come reversibilità, ma la distinzione è utile quando si presenta la domanda.

Entrambe appartengono ai trattamenti pensionistici ai superstiti. La loro funzione è garantire continuità economica ai familiari individuati dalla legge, tra i quali può rientrare anche l’ex coniuge divorziato quando possiede tutti i requisiti previsti.

Quando spetta la pensione di reversibilità all’ex coniuge divorziato?

L’articolo 9 della legge n. 898/1970 e la scheda ufficiale INPS sulla pensione ai superstiti richiedono tre condizioni fondamentali:

  1. l’ex coniuge deve essere titolare dell’assegno divorzile previsto dall’articolo 5 della legge sul divorzio;
  2. non deve avere contratto un nuovo matrimonio;
  3. il rapporto assicurativo dal quale deriva la pensione deve essere iniziato prima della sentenza di divorzio.

La durata del matrimonio non compare tra queste condizioni di accesso. Diventa invece importante quando esiste anche un coniuge superstite e il Tribunale deve stabilire la quota spettante a ciascun beneficiario.

Separazione o Divorzio

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Perché è indispensabile l’assegno divorzile?

La semplice qualità di ex marito o ex moglie non è sufficiente. Al momento del decesso deve esistere un titolo attuale all’assegno divorzile. La reversibilità prosegue infatti la funzione di solidarietà economica che, dopo il divorzio, era espressa dall’assegno periodico.

Non è necessario confondere il diritto con la regolarità dei pagamenti: un ex coniuge può essere titolare dell’assegno anche se l’obbligato non lo ha versato puntualmente. È però essenziale verificare il contenuto della sentenza o dell’accordo di divorzio e accertare che il diritto non sia stato revocato, rinunciato o definitivamente estinto.

Per comprendere presupposti e funzione del contributo puoi consultare anche la guida sull’assegno divorzile dopo la separazione consensuale.

Assegno divorzile una tantum: dà diritto alla reversibilità?

Quando l’assegno divorzile viene corrisposto in un’unica soluzione, la cosiddetta una tantum, i rapporti economici tra gli ex coniugi vengono definiti in modo definitivo nei limiti previsti dalla legge. In linea generale, chi ha ricevuto l’assegno una tantum non è più titolare di un assegno divorzile periodico e non possiede quindi il requisito richiesto per ottenere la pensione di reversibilità.

È un aspetto da valutare attentamente prima di accettare la liquidazione in unica soluzione: il confronto non riguarda soltanto l’importo immediato, ma anche la perdita delle successive tutele collegate alla titolarità dell’assegno.

Che cosa succede se l’ex coniuge si risposa?

Le nuove nozze fanno perdere il diritto alla pensione ai superstiti. L’INPS precisa che chi si risposa ha diritto a un assegno una tantum pari a due annualità della quota di pensione in pagamento, compresa la tredicesima, nella misura spettante alla data del nuovo matrimonio.

La sola convivenza o una nuova relazione, invece, non equivalgono automaticamente a un matrimonio ai fini di questa specifica causa di cessazione. Restano comunque da verificare le conseguenze che la nuova situazione può avere su altri rapporti economici e sull’eventuale assegno divorzile.

Se non esiste un nuovo coniuge

Quando il defunto non lascia un coniuge superstite avente diritto, l’ex coniuge divorziato che possiede tutti i requisiti può richiedere direttamente la pensione ai superstiti all’ente previdenziale. Restano fermi gli eventuali diritti dei figli e degli altri familiari indicati dalla normativa previdenziale.

La presenza di figli aventi diritto può modificare l’aliquota complessiva applicata alla pensione del defunto. Non elimina però, di per sé, il diritto dell’ex coniuge che soddisfa le condizioni richieste.

Se esistono un ex coniuge e un coniuge superstite

Se il pensionato si era risposato, la quota spettante all’ex coniuge e quella destinata al coniuge superstite devono essere determinate con una pronuncia del Tribunale. L’ex coniuge non riceve automaticamente metà della pensione e non esiste una percentuale fissa valida per tutti i casi.

L’articolo 9 impone di tenere conto della durata del rapporto matrimoniale. La Corte costituzionale, con la sentenza n. 419/1999, ha chiarito che il dato temporale è necessario e può essere preponderante, ma non deve trasformarsi in un calcolo esclusivamente aritmetico. Il giudice può considerare elementi correttivi coerenti con la funzione solidaristica della prestazione e con le condizioni concrete dei beneficiari.

  • durata legale dei rispettivi matrimoni;
  • entità dell’assegno divorzile riconosciuto all’ex coniuge;
  • condizioni economiche dei soggetti coinvolti;
  • periodi di convivenza prematrimoniale che risultino stabili ed effettivi, quando rilevanti secondo la giurisprudenza;
  • finalità solidaristica della pensione ai superstiti.

La decisione viene poi comunicata all’ente previdenziale affinché applichi la ripartizione stabilita. Se uno dei beneficiari successivamente muore o contrae nuove nozze, le quote devono essere nuovamente regolate secondo la legge.

Quanto spetta: aliquote e possibili riduzioni

L’INPS calcola il trattamento ai superstiti applicando una percentuale alla pensione già liquidata o spettante al defunto. Le aliquote generali indicate dall’Istituto sono:

  • 60% quando l’unico beneficiario è il coniuge;
  • 80% in presenza del coniuge e di un figlio avente diritto;
  • 100% in presenza del coniuge e di due o più figli aventi diritto.

Queste percentuali individuano l’ammontare complessivo della pensione ai superstiti; non rappresentano automaticamente la quota dell’ex coniuge quando concorre con il coniuge superstite. In quel caso interviene la ripartizione giudiziale.

Il trattamento è inoltre cumulabile con i redditi del beneficiario entro i limiti stabiliti dalla normativa. Al superamento delle soglie previste possono applicarsi riduzioni. Poiché gli importi di riferimento vengono aggiornati, è opportuno controllare la tabella vigente pubblicata dall’INPS nell’anno della domanda.

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Come presentare la domanda all’INPS

La domanda può essere presentata online tramite il servizio INPS dedicato, accedendo con un’identità digitale ammessa dall’Istituto. In alternativa è possibile rivolgersi al Contact Center oppure a un patronato o intermediario abilitato.

Nel caso ordinario, l’ex coniuge deve dimostrare la presenza dei requisiti previsti dalla legge. Se esiste anche un coniuge superstite, alla fase previdenziale si aggiunge il procedimento davanti al Tribunale necessario per determinare la quota.

Quali documenti servono?

  • documento di identità e codice fiscale del richiedente;
  • sentenza di divorzio passata in giudicato o documentazione equivalente;
  • provvedimento o accordo che riconosce l’assegno divorzile periodico;
  • dati identificativi e previdenziali del defunto;
  • documentazione relativa al decesso, quando non acquisita direttamente dall’amministrazione;
  • dichiarazione relativa allo stato civile e all’assenza di nuove nozze;
  • indicazione degli altri possibili aventi diritto;
  • sentenza del Tribunale sulla ripartizione, se concorrono ex coniuge e coniuge superstite;
  • dati bancari per l’accredito della prestazione.

L’ente può chiedere integrazioni in relazione al fondo previdenziale, alla posizione contributiva o alla situazione dei beneficiari. Preparare fin dall’inizio la sentenza di divorzio completa e il titolo dell’assegno riduce il rischio di sospensioni della pratica.

Da quando decorre e quanto tempo richiede?

Secondo l’INPS, la pensione ai superstiti decorre dal primo giorno del mese successivo a quello del decesso del pensionato o dell’assicurato. La scheda dell’Istituto indica normalmente trenta giorni per l’emanazione del provvedimento, fermo restando che alcune pratiche possono richiedere più tempo.

Quando occorre prima una decisione del Tribunale sulla ripartizione tra coniuge superstite ed ex coniuge, i tempi dipendono anche dal procedimento giudiziale. È quindi utile attivarsi tempestivamente e conservare la prova della domanda presentata.

Separazione e divorzio non producono gli stessi effetti

Il coniuge separato conserva lo status di coniuge e segue regole differenti. L’ex coniuge divorziato, invece, può accedere alla reversibilità soltanto se ricorrono le condizioni specifiche dell’articolo 9 della legge sul divorzio. È quindi necessario verificare se, al momento del decesso, esistesse una semplice separazione oppure una sentenza definitiva di divorzio.

Per un quadro generale delle procedure puoi consultare la guida su come funziona il divorzio in Italia.

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Domande frequenti sulla reversibilità dopo il divorzio

Senza assegno divorzile si ha diritto alla reversibilità?

In linea generale no. La titolarità attuale dell’assegno divorzile è uno dei requisiti espressamente richiesti dalla legge per l’ex coniuge.

Un matrimonio breve esclude la pensione?

No. La durata non è un requisito autonomo di accesso. Assume rilievo soprattutto nella ripartizione della pensione quando concorrono l’ex coniuge e il coniuge superstite.

Chi ha ricevuto l’assegno una tantum può fare domanda?

Di regola no, perché la liquidazione in unica soluzione esclude la permanenza di un assegno divorzile periodico. Il contenuto dell’accordo e del provvedimento deve comunque essere controllato attentamente.

La convivenza con un nuovo partner fa perdere la reversibilità?

La causa espressamente prevista è il nuovo matrimonio. Una convivenza non equivale automaticamente a nuove nozze per questa prestazione, anche se può avere conseguenze su altri rapporti economici.

L’ex coniuge e il nuovo coniuge ricevono metà ciascuno?

No. Le quote vengono stabilite dal Tribunale considerando la durata dei rapporti matrimoniali e gli altri criteri rilevanti. Non esiste una divisione automatica al 50%.

La domanda può essere presentata online?

Sì. La domanda ordinaria può essere inoltrata attraverso il servizio telematico INPS, il Contact Center o un patronato. Se esiste un coniuge superstite concorrente, occorre anche il provvedimento giudiziale che determina la ripartizione.

Verificare i requisiti prima della domanda

I tre controlli decisivi riguardano il titolo all’assegno divorzile, l’assenza di nuove nozze e la data di inizio del rapporto assicurativo del defunto. Se esiste un altro coniuge, bisogna inoltre ricostruire i rapporti matrimoniali e le condizioni economiche utili al Tribunale.

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