Divorzio in comune

Divorzio in comune: tempi e costi

Divorzio in comune: guida rapida

Il divorzio in comune è possibile a condizione che non sussista una delle seguenti condizioni:

  • presenza di figli minorenni
  • presenza di figli maggiorenni non autosufficienti economicamente;
  • presenza di figli maggiorenni con disabilità;
  • presenza di trasferimenti patrimoniali.

In caso vogliano seguire questo iter, i coniugi si rivolgono direttamente al sindaco del Comune presso il quale è stato celebrato il matrimonio o del Comune di residenza di uno dei due coniugi.

Quali documenti sono necessari per il divorzio in comune?

I documenti necessari per dare inizio al procedimento di divorzio in comune sono:

  • atto integrale di matrimonio
  • certificato attestante lo stato di famiglia di entrambi i coniugi
  • certificato di residenza di entrambi i coniugi
  • copia decreto di omologa o sentenza di separazione del tribunale

Quali sono i costi del divorzio in comune?

Nel caso in cui i coniugi decidano di divorziare in Comune, rinunciando alla presenza di un legale la spesa si riduce a circa sedici euro.

Gli effetti del divorzio sono molteplici:

  • nel caso si parli di matrimonio civile, il vincolo viene immediatamente sciolto. Cessano, dunque, i vincoli ai reciproci obblighi coniugali ed entrambi recuperano lo stato civile di liberi;
  • nel caso di matrimonio concordatario, cessano immediatamente gli effetti civili dell’unione ed è dunque valido ciò che si è detto nel primo punto, fermo restando che il matrimonio continua ad essere valido per l’Autorità Ecclesiastica.
  • La moglie perde il diritto di usare il cognome del marito.

Solo qualora l’uso del nome del marito comporti un interesse degno di tutela, allora il Tribunale può non autorizzare la perdita di questo diritto;

  • l’ex coniuge economicamente più debole può richiedere all’altro un assegno divorzile il cui importo è determinato in base a delle regole ben precise;
  • sebbene i coniugi abbiano divorziato, in caso di pensionamento di uno dei due, all’altro spetta comunque una quota del TFR, ovvero del trattamento di fine rapporto.

Questo punto è valido solo nel caso si verifichino due condizioni:

  • il coniuge titolare del TFR versa già un assegno divorzile all’ex coniuge;
  • il coniuge che beneficia del TFR non abbia contratto seconde nozze;
  • viene decisa l’assegnazione della casa coniugale e degli altri beni di proprietà;
  • i figli minorenni possono essere affidati ad entrambi i genitori oppure ad uno solo di essi.

In questo ultimo caso, il coniuge non affidatario deve versare un assegno di mantenimento;

  • Entrambi i coniugi perdono i diritti successori;
  • Nel caso di morte di uno degli ex coniugi, il coniuge superstite ha diritto alla pensione di reversibilità del defunto o anche solo ad una quota di questa.

Quanto detto è valido solo nel caso si verifichino due condizioni:

  • il coniuge superstite non ha contratto seconde nozze;
  • il coniuge superstite percepiva già un assegno di mantenimento da parte del coniuge defunto.

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