Il divorzio in Comune consente ai coniugi di sciogliere il matrimonio o farne cessare gli effetti civili davanti all’ufficiale dello stato civile, senza dover depositare un ricorso in Tribunale. È una procedura semplice ed economica, ma può essere utilizzata soltanto quando ricorrono precisi requisiti.
In questa guida vediamo chi può divorziare in Comune, quali sono i limiti in presenza di figli, come funzionano i due appuntamenti, quali documenti possono servire e quando è preferibile scegliere la negoziazione assistita o il ricorso congiunto.
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Chi può divorziare in Comune?
La procedura davanti all’ufficiale dello stato civile è prevista dall’articolo 12 del decreto-legge n. 132/2014, convertito nella legge n. 162/2014. Può essere utilizzata sia per la separazione sia per il divorzio e per la modifica delle condizioni già concordate, purché siano rispettati i requisiti stabiliti dalla legge.
Per il divorzio è necessario che sia già trascorso il periodo minimo previsto dalla legge dalla separazione: in via generale, sei mesi in caso di separazione consensuale e dodici mesi in caso di separazione giudiziale, calcolati secondo le regole applicabili al caso concreto.
I coniugi devono inoltre essere entrambi d’accordo sul divorzio e sulle condizioni consentite in questa sede. Se uno dei due non presta il consenso, non è possibile utilizzare la procedura comunale.
Divorzio in Comune e figli: quando non è possibile?
Il divorzio in Comune non può essere concluso quando la coppia ha:
- figli minori;
- figli maggiorenni incapaci;
- figli maggiorenni con disabilità grave ai sensi della legge n. 104/1992;
- figli maggiorenni economicamente non autosufficienti.
Il limite riguarda i figli comuni dei coniugi. La presenza di figli maggiorenni economicamente autonomi, invece, non impedisce di per sé la procedura. Prima di prenotare l’appuntamento è comunque opportuno verificare con l’ufficio di stato civile la documentazione richiesta per dimostrare la situazione familiare.
Sono ammessi assegni e trasferimenti patrimoniali?
L’accordo davanti all’ufficiale dello stato civile non può contenere patti di trasferimento patrimoniale. Non è quindi la sede adatta per trasferire la proprietà o altri diritti reali su una casa, un terreno o un altro bene.
La disciplina distingue però i trasferimenti patrimoniali dalle obbligazioni di pagamento. In base agli orientamenti applicativi, possono essere ammesse condizioni relative a un assegno periodico, mentre restano escluse le attribuzioni patrimoniali una tantum e i trasferimenti di beni. Poiché l’applicazione concreta può variare e le condizioni economiche hanno conseguenze importanti, è prudente chiedere preventivamente conferma al Comune interessato e valutare l’assistenza di un professionista.
Qual è il Comune competente?
I coniugi possono rivolgersi all’ufficiale dello stato civile:
- del Comune di residenza di uno dei due;
- del Comune nel quale il matrimonio è stato celebrato;
- del Comune nel quale è stato trascritto il matrimonio celebrato con rito religioso o all’estero.
Ogni Comune organizza autonomamente appuntamenti e modulistica. È quindi necessario consultare il sito istituzionale o contattare l’ufficio di stato civile prima di presentarsi.
Documenti per il divorzio in Comune
Non esiste un elenco operativo identico per tutti i Comuni. Di norma vengono richiesti un documento di identità valido, il codice fiscale, i dati dell’atto di matrimonio e il provvedimento o l’accordo di separazione. Possono inoltre essere richiesti moduli, dichiarazioni sostitutive e ulteriori documenti relativi alla situazione dei figli.
Molti uffici acquisiscono direttamente alcuni certificati già disponibili alla pubblica amministrazione. Per evitare richieste inutili o appuntamenti incompleti, conviene verificare l’elenco pubblicato dal Comune competente.
Come funziona la procedura: i due appuntamenti
1. Primo incontro e accordo
Entrambi i coniugi devono comparire personalmente davanti all’ufficiale dello stato civile e dichiarare la volontà di divorziare alle condizioni concordate. L’assistenza dell’avvocato è facoltativa.
2. Conferma dopo almeno 30 giorni
L’ufficiale invita i coniugi a presentarsi nuovamente per confermare l’accordo. La data non può essere fissata prima che siano trascorsi almeno 30 giorni dal primo incontro. Questo passaggio serve a consentire una riflessione sulla decisione.
La mancata comparizione di uno o di entrambi al secondo appuntamento equivale alla mancata conferma dell’accordo. In tal caso il divorzio non si perfeziona e occorrerà fissare una nuova procedura o scegliere un percorso diverso.
Quanto costa divorziare in Comune?
Il Comune può richiedere un diritto fisso, determinato entro il limite previsto dalla legge per le pubblicazioni di matrimonio. L’importo è spesso pari a 16 euro, ma deve essere verificato presso lo specifico ufficio di stato civile.
Se i coniugi scelgono di farsi assistere da un avvocato o richiedono una consulenza preventiva, al diritto comunale si aggiunge il compenso del professionista. L’avvocato non è obbligatorio, ma può essere utile quando vi sono condizioni economiche da valutare o dubbi sui requisiti.
Comune, negoziazione assistita o Tribunale?
| Procedura | Quando può essere adatta | Avvocato | Udienza |
|---|---|---|---|
| Divorzio in Comune | Accordo semplice, requisiti rispettati e nessun trasferimento patrimoniale | Facoltativo | No, ma servono due comparse personali |
| Negoziazione assistita | Accordo più articolato, anche con figli o condizioni che richiedono assistenza legale | Obbligatorio per ciascun coniuge | No |
| Ricorso congiunto in Tribunale | Accordo da sottoporre al giudice o casi non gestibili in Comune | Necessario | Secondo le modalità stabilite dal Tribunale |
Per una panoramica delle alternative puoi leggere la nostra guida sul divorzio consensuale e l’approfondimento sul costo del divorzio.
Quando il divorzio in Comune non è la soluzione adatta?
La procedura comunale non è adatta quando manca l’accordo, sono presenti figli nelle condizioni escluse dalla legge, occorre trasferire un immobile o regolare aspetti complessi che richiedono una valutazione approfondita. Non è sufficiente scegliere la procedura meno costosa: le condizioni di divorzio possono incidere a lungo su patrimonio, redditi e rapporti familiari.
Se permangono punti controversi, una consulenza individuale può aiutare a comprendere diritti e alternative; un confronto in coppia con un professionista terzo e imparziale può invece essere utile per verificare se esistono le basi per una trattativa.
Domande frequenti sul divorzio in Comune
Si può divorziare in Comune senza avvocato?
Sì. Se ricorrono tutti i requisiti previsti dalla legge, l’assistenza dell’avvocato è facoltativa.
Si può divorziare in Comune con figli maggiorenni?
Sì, se i figli maggiorenni sono economicamente autosufficienti e non rientrano nelle condizioni di incapacità o disabilità grave previste dalla legge. La situazione concreta deve essere dichiarata e verificata.
Quanto tempo occorre?
Tra il primo accordo e la conferma devono trascorrere almeno 30 giorni. I tempi complessivi dipendono anche dalla disponibilità degli appuntamenti del Comune.
Cosa succede se uno dei coniugi non si presenta?
Se manca la comparizione necessaria o l’accordo non viene confermato al secondo incontro, il divorzio non si perfeziona con quella procedura.
È possibile prevedere un assegno divorzile?
Le condizioni di pagamento periodico possono essere ammesse, mentre non possono essere inseriti trasferimenti patrimoniali. Prima di procedere è opportuno verificare la prassi del Comune e valutare attentamente le conseguenze economiche dell’accordo.
Le informazioni hanno carattere generale e non sostituiscono la valutazione del caso concreto.



