In Italia il divorzio scioglie il matrimonio civile oppure fa cessare gli effetti civili del matrimonio concordatario. Salvo particolari ipotesi previste dalla legge, è necessario che i coniugi siano prima separati e che sia decorso il termine richiesto.
La procedura può essere consensuale o giudiziale e, quando ricorrono determinate condizioni, può svolgersi in Tribunale, mediante negoziazione assistita oppure davanti all’ufficiale dello stato civile. In questa guida vediamo come funziona il divorzio in Italia, quali documenti servono, quali sono i tempi e come scegliere la procedura.

Quali sono i requisiti per divorziare?
Nella situazione più comune, il presupposto è una precedente separazione legale. La sola cessazione della convivenza, senza un provvedimento o un accordo formalizzato secondo la legge, non fa normalmente decorrere il termine per chiedere il divorzio.
La legge sul divorzio breve prevede, in linea generale:
- sei mesi in caso di separazione consensuale;
- dodici mesi in caso di separazione giudiziale.
La decorrenza deve essere verificata in relazione alla procedura utilizzata. Nei procedimenti davanti al Tribunale assume rilievo la comparizione dei coniugi prevista dalla legge; nella negoziazione assistita rileva la data certificata nell’accordo. Il semplice decorso del termine non produce automaticamente il divorzio: occorre presentare la domanda o concludere un accordo valido.
Le quattro modalità principali di divorzio
1. Divorzio congiunto in Tribunale
È possibile quando i coniugi concordano tutte le condizioni: figli, mantenimento, casa familiare ed eventuali rapporti economici. Viene depositato un ricorso congiunto e il Tribunale verifica la regolarità delle condizioni e, se vi sono figli, la loro compatibilità con l’interesse della prole.
Nel ricorso congiunto i coniugi possono essere assistiti anche da un unico avvocato, se non emergono conflitti di interesse. La conclusione avviene con il provvedimento previsto dal rito applicabile, non con una semplice dichiarazione privata delle parti.
2. Divorzio giudiziale
Quando manca l’accordo, uno dei coniugi può presentare autonomamente la domanda. Il dissenso dell’altro non impedisce il divorzio se ne esistono i presupposti, ma il giudice dovrà decidere sulle condizioni controverse.
Il procedimento può riguardare affidamento e mantenimento dei figli, assegno divorzile, casa familiare e altre questioni collegate. Il giudice può adottare provvedimenti temporanei e urgenti e successivamente svolgere l’attività necessaria per decidere.
3. Negoziazione assistita
I coniugi possono raggiungere l’accordo con l’assistenza di almeno un avvocato per parte. La procedura può essere utilizzata anche in presenza di figli, ma l’accordo deve essere sottoposto al controllo della Procura competente.
Quando vi sono figli minori, maggiorenni non economicamente autosufficienti, incapaci o con disabilità grave, il pubblico ministero verifica che l’accordo risponda al loro interesse. Negli altri casi controlla la regolarità dell’accordo e rilascia il nulla osta.
4. Divorzio davanti all’ufficiale dello stato civile
È una procedura consensuale utilizzabile soltanto quando ricorrono i requisiti di legge. In particolare, non devono esservi figli minori, maggiorenni incapaci, con disabilità grave o economicamente non autosufficienti, secondo le condizioni previste dalla normativa. L’accordo non può contenere trasferimenti patrimoniali.
L’assistenza dell’avvocato è facoltativa. I coniugi rendono la dichiarazione davanti all’ufficiale dello stato civile competente e, quando previsto, devono confermarla nella successiva comparizione. Questa possibilità dimostra perché non è corretto affermare che ogni divorzio richieda sempre un procedimento in Tribunale.
Separazione e divorzio nello stesso procedimento
La riforma Cartabia consente, alle condizioni previste dall’articolo 473-bis.49 del codice di procedura civile, di proporre nello stesso ricorso la domanda di separazione e quella di divorzio. Il cumulo è possibile anche nei procedimenti su domanda congiunta.
Questo non significa ottenere un divorzio immediato né eliminare la separazione. Il Tribunale deve prima pronunciarsi sulla separazione; la domanda di divorzio diventa procedibile quando sono decorsi i termini e ricorrono gli ulteriori presupposti di legge.
Quale procedura conviene scegliere?
La scelta dipende dal livello di accordo e dalle questioni da disciplinare. In sintesi:
| Procedura | Quando può essere adatta | Assistenza legale |
|---|---|---|
| Ricorso congiunto | Accordo completo e necessità di un provvedimento del Tribunale | Necessaria; può essere valutato un unico avvocato |
| Giudiziale | Mancanza di accordo o necessità di tutela urgente | Un avvocato per ciascuna parte costituita |
| Negoziazione assistita | Accordo raggiungibile fuori dal Tribunale | Almeno un avvocato per parte |
| Comune | Accordo semplice e presenza dei requisiti di legge | Facoltativa |
Non esiste una procedura migliore per tutti. La presenza di figli, immobili, debiti, aziende, trasferimenti patrimoniali o forti squilibri economici può rendere necessaria una valutazione più approfondita.
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Quali documenti servono per il divorzio?
I documenti cambiano in base alla procedura e al Tribunale, ma generalmente possono essere richiesti:
- estratto o copia dell’atto di matrimonio;
- certificazioni anagrafiche o dichiarazioni sostitutive ammesse;
- provvedimento, verbale o accordo di separazione;
- documenti di identità e codici fiscali;
- dichiarazioni dei redditi e documentazione economica;
- documenti relativi a immobili, mutui, società e altri rapporti patrimoniali;
- documentazione sulle esigenze dei figli;
- piano genitoriale, quando richiesto dalla disciplina processuale.
La documentazione deve essere completa e aggiornata. Nei procedimenti contenziosi le parti sono tenute a rappresentare in modo trasparente la propria situazione reddituale e patrimoniale.
Qual è il Tribunale competente?
La competenza territoriale dipende dal tipo di procedimento e dalla situazione familiare, compresa la presenza di figli minori e il loro luogo di residenza abituale. Non è prudente scegliere il Tribunale basandosi soltanto sul luogo in cui è stato celebrato il matrimonio.
Nella negoziazione assistita occorre individuare anche la Procura competente; per la procedura davanti allo stato civile si può fare riferimento al Comune di residenza di uno dei coniugi o a quello presso il quale l’atto di matrimonio è iscritto o trascritto, nei casi consentiti.
Divorzio con figli: cosa deve essere regolato?
La fine del matrimonio non interrompe la responsabilità genitoriale. Occorre disciplinare in modo concreto:
- affidamento e collocamento;
- residenza abituale dei figli;
- tempi di permanenza con ciascun genitore;
- decisioni su salute, istruzione ed educazione;
- mantenimento ordinario e spese straordinarie;
- festività, vacanze, accompagnamenti e comunicazioni.
L’affidamento condiviso è la soluzione valutata prioritariamente, ma non comporta automaticamente tempi identici né elimina l’eventuale assegno per i figli. Ogni decisione deve essere orientata al loro interesse concreto.
Casa familiare, mutuo e proprietà
L’assegnazione della casa familiare e la proprietà sono questioni differenti. Quando vi sono figli, l’assegnazione è orientata soprattutto alla tutela del loro interesse a conservare l’ambiente domestico. Non trasferisce la proprietà dell’immobile.
La separazione e il divorzio non modificano automaticamente il contratto di mutuo con la banca. Un accordo interno su chi debba pagare le rate non libera l’altro debitore senza il consenso dell’istituto di credito.
Assegno per i figli e assegno divorzile
Il mantenimento dei figli e l’assegno destinato all’ex coniuge hanno presupposti diversi. Per i figli entrambi i genitori contribuiscono in proporzione alle rispettive risorse, considerando esigenze, tenore di vita, tempi di permanenza e compiti di cura.
L’assegno divorzile non serve invece a pareggiare automaticamente i redditi né a ripristinare integralmente il precedente tenore di vita. La valutazione considera mezzi disponibili, capacità di procurarseli, durata del matrimonio, contributo alla famiglia ed eventuali sacrifici professionali.
Il calcolo fornisce una stima orientativa e non sostituisce la valutazione del caso concreto.
Quanto dura un divorzio?
Non esiste una durata unica. Le procedure consensuali sono generalmente più rapide, mentre quelle giudiziali dipendono dal numero delle questioni controverse, dall’attività istruttoria, dalla situazione dei figli e dal carico del Tribunale.
I termini di sei o dodici mesi riguardano il periodo necessario tra separazione e domanda di divorzio: non rappresentano la durata garantita del procedimento. La domanda cumulativa può rendere il percorso più coordinato, ma non elimina i presupposti temporali.
Quanto costa divorziare?
Il costo varia secondo procedura, complessità, numero dei professionisti, documentazione necessaria e presenza di questioni patrimoniali. Un divorzio consensuale con condizioni già definite tende a costare meno di un procedimento giudiziale articolato.
Prima di iniziare è utile chiedere un preventivo scritto che distingua compensi professionali, contributo unificato, spese vive ed eventuali attività ulteriori.
Le condizioni possono essere modificate?
Sì. Mantenimento, affidamento e altre condizioni possono essere rivisti quando sopravvengono fatti nuovi e rilevanti, come variazioni stabili del reddito, esigenze diverse dei figli, trasferimenti o mutamenti dell’organizzazione familiare.
Non è opportuno ridurre unilateralmente un assegno o disattendere il calendario stabilito. Fino alla formalizzazione della modifica, il precedente titolo resta efficace.
Domande frequenti sul divorzio in Italia
Si può divorziare senza il consenso dell’altro coniuge?
Sì. Se sussistono i presupposti, un coniuge può iniziare il divorzio giudiziale anche quando l’altro non è d’accordo.
Dopo sei mesi il divorzio è automatico?
No. Il decorso del termine consente di presentare la domanda, ma occorre comunque concludere una procedura valida.
È possibile divorziare online?
Molte attività possono essere gestite a distanza, dalla raccolta dei documenti ai colloqui con l’avvocato. Le modalità di comparizione, firma e deposito dipendono però dalla procedura e dalle disposizioni dell’autorità competente.
Serve sempre un avvocato?
L’avvocato è necessario nei procedimenti davanti al Tribunale e nella negoziazione assistita. È invece facoltativo nella procedura davanti all’ufficiale dello stato civile, quando questa è consentita.
Conclusioni
Per scegliere come divorziare bisogna valutare accordo, figli, patrimonio, casa e condizioni economiche. Una procedura consensuale ben preparata può ridurre tempi e conflitto; quando l’accordo manca, il divorzio giudiziale consente comunque di ottenere lo scioglimento del matrimonio e una decisione sulle condizioni controverse.
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Le informazioni contenute nell’articolo hanno carattere generale e non sostituiscono una consulenza legale sul caso concreto.



