Separazione consensuale costi

Separazione consensuale: costi e modalità

Separazione consensuale: costi per i coniugi?

E’ questa la domanda che ci si pone più spesso e alla quale si cerca una risposta prima di prendere una decisione definitiva sul futuro della coppia.

I costi di una separazione dipendono da tutta una serie di variabili e sono diversi da quelli di un divorzio, condizione giuridica nettamente differente che presuppone comunque un periodo di separazione.

Quando si parla di costi di separazione consensuale, la cui prerogativa è l’accordo dei coniugi sui molteplici aspetti della vita matrimoniale, si parla di cifre inferiori rispetto a quelli di una separazione in cui manchi accordo tra le parti e che conduce ad un iter di tipo giudiziale.

Per fare maggiore chiarezza, non si può prescindere dal compiere una breve panoramica sull’istituto giuridico della separazione consensuale.

SEPARAZIONE CONSENSUALE – INDICE DEGLI ARGOMENTI:

Cos’è la separazione?

La separazione consensuale

Separazione consensuale: procedure

Separazione consensuale: documenti necessari

Separazione consensuale: tempistiche

Separazione consensuale: costi

Separazione consensuale on line

Separazione consensuale: effetti

COS’E’ LA SEPARAZIONE?

La separazione è uno strumento messo a disposizione dei coniugi dall’ordinamento giuridico italiano per mettere fine all’obbligo della convivenza e, in generale, a tutti gli obblighi civili sanciti dal matrimonio.

Sembrerebbe un controsenso ma l’obiettivo della separazione è proprio quello di tutelare il matrimonio e, dove presenti, i figli della coppia. Nel nostro ordinamento giuridico, infatti, non è possibile divorziare senza un periodo di separazione e questo garantisce che non sia presa una decisione definitiva sull’onda della sola emotività.

Detto questo, occorre specificare che ci sono due tipologie di separazione: giudiziale e consensuale.

Si ricorre alla separazione giudiziale quando i coniugi non sono in grado di giungere autonomamente a un accordo, innescando un procedimento piuttosto complicato, lungo e dispendioso. In caso di pieno accordo tra i due coniugi, si parla di separazione consensuale. La separazione consensuale è disciplinata dall’art. 158 del codice civile quanto agli aspetti sostanziali dell’istituto e dall’art. 711 del codice di procedura civile quanto agli aspetti procedurali.

Percorrere una strada piuttosto che un’altra ha tutta una serie di ripercussioni, anche sui costi da sostenere. I costi di una separazione consensuale sono inferiori rispetto a quelli richiesti da una giudiziale soprattutto perché si riescono ad evitare parcelle esose di avvocati impegnati in una lotta estenuante. 

LA SEPARAZIONE CONSENSUALE

La separazione consensuale, dunque, presuppone un accordo totale tra coniugi sul prosieguo dei loro rapporti personali e patrimoniali.

Sono molteplici gli iter che conducono alla separazione consensuale e, di conseguenza, si parla di tipologie differenti per un unico obiettivo, ovvero lo status legale di separati. Anche in questo caso, la scelta di una delle procedure previste dalla legge ha una certa ripercussione sui costi da sostenere. E’ importante, quindi, capire fino in fondo le implicazioni di ciascuna strada. 

Giunti alla separazione, qualunque sia l’iter scelto, si ottiene lo status di separati, condizione transitoria cui possono seguire: la riconciliazione oppure lo scioglimento degli effetti civili del matrimonio, ovvero il divorzio definitivo della coppia.

Ma come si fa a chiedere la separazione consensuale e quali spese comporta?

SEPARAZIONE CONSENSUALE: PROCEDURE

Come anticipato, gli iter attraverso i quali si giunge ad una separazione consensuale sono molteplici:

  • La separazione consensuale in tribunale che si svolge davanti ad un magistrato;
  • La negoziazione assistita che richiede l’intervento dei legali di entrambi i coniugi senza la necessità di presentarsi in udienza;
  • La separazione in comune che avviene davanti all’ufficiale di stato civile.

Quest’ultima strada è percorribile solo nel caso in cui non siano presenti figli minorenni o maggiorenni non autosufficienti economicamente o maggiorenni con disabilità.

La separazione consensuale in tribunale

Questo iter ha inizio tramite il deposito di un ricorso presso la cancelleria del tribunale del comune dove uno dei coniugi risiede o dove è stato celebrato il matrimonio.

All’interno del ricorso dovranno essere specificate tutte le condizioni della separazione.

I coniugi possono redigere autonomamente il ricorso e presentarlo, firmandolo alla presenza del cancelliere. Tuttavia occorre una precisazione importante: la procedura da compiere è piuttosto complessa e i giudici stessi, come anche i cancellieri, consigliano di farsi seguire da un legale affinché si evitino errori formali che andrebbero ad invalidare l’intera pratica.

Presentato il ricorso, il tribunale non si limita a recepirne i contenuti, ma controlla che gli accordi dei coniugi siano conformi alla legge e, soprattutto, nel caso ci siano figli, che gli interessi di questi ultimi vengano salvaguardati. In seguito, il presidente del tribunale fissa un’udienza, alla quale i coniugi devono comparire. In questa fase, il presidente tenta una prima conciliazione. Se la conciliazione non riesce, tutto si conclude nella stessa udienza con la conferma dell’accordo stipulato tra coniugi.

All’udienza i coniugi devono presentarsi con il legale che li rappresenta. E’ possibile presentarsi anche con un unico avvocato che li rappresenta entrambi. Inutile dire che, in questo caso, marito e moglie possono dividere i costi della parcella. Sicuramente è un ottimo espediente per diminuire i costi di separazione.

Terminata l’udienza, il fascicolo di separazione viene trasmesso al Collegio che decide per il Decreto di omologazione, il certificato ufficiale che rende valida la separazione. A partire dalla prima udienza, è necessario attendere almeno sei mesi prima di poter richiedere il divorzio.

La negoziazione assistita

In caso di negoziazione assistita, il procedimento non si svolge in tribunale ma alla presenza degli avvocati di ciascun coniuge, innescando una procedura sicuramente più rapida.

Fra l’inizio della procedura di negoziazione e la conclusione dell’iter possono passare anche pochi giorni, e, solitamente, non trascorrono più di tre o quattro mesi.

Le parti, rappresentati dai rispettivi avvocati, stilano una convenzione di negoziazione assistita per definire le modalità di separazione cui segue un vero e proprio accordo. Tale accordo, sottoscritto da entrambe le parti, viene posto al vaglio del Pubblico Ministero che emette il relativo nulla osta o una semplice autorizzazione.

Se ci sono figli minorenni o maggiorenni non autosufficienti economicamente o con disabilità, il giudice è tenuto ad emettere un’autorizzazione.

Nella procedura di negoziazione assistita, ciascuna delle parti deve essere rappresentato da un avvocato.

La parcella del legale potrà essere più o meno esosa a seconda della complessità degli accordi tra coniugi.

Ma c’è una terza strada percorribile.

La separazione in Comune

La separazione in Comune avviene dinanzi ad un ufficiale di Stato Civile.

Il Comune di riferimento è, ancora una volta, quello di residenza di uno dei due coniugi o quello in cui è stato celebrato il matrimonio.

Vi è un primo incontro in cui viene redatto l’accordo di separazione e un secondo incontro in cui esso viene confermato.

La separazione in Comune non comporta necessariamente la presenza di legali. La scelta, in questo caso, è totalmente personale.

Questo iter prevede che i membri della coppia rilascino al sindaco una dichiarazione in cui affermano di volersi separare consensualmente, definendo il loro rapporto.

L’iter della separazione in comune non è percorribile qualora sussista una di queste tre condizioni:

  • presenza di figli minorenni;
  • presenza di figli maggiorenni non economicamente autosufficienti;
  • presenza di figli maggiorenni disabili;
  • presenza di un passaggio patrimoniale.

A seguito della conclusione dell’accordo, il sindaco deve prevedere un nuovo incontro in sua presenza a distanza di trenta giorni per poter confermare definitivamente quanto stabilito in precedenza.

L’accordo, come per la negoziazione assistita, produce gli stessi effetti del decreto di omologa, emesso dal giudice in sede giudiziale.

Seguire questo iter significa ridurre quasi a zero i costi per la separazione consensuale.

SEPARAZIONE CONSENSUALE: DOCUMENTI NECESSARI

Qualunque sia la strada intrapresa tra i coniugi, per dare il via al procedimento di separazione consensuale, essi dovranno presentare dei documenti:

  • Certificato di residenza di entrambi i coniugi
  • Certificato di Stato famiglia di entrambi i coniugi 
  • Estratto per riassunto dell’atto di matrimonio;
  • Dichiarazione dei redditi degli ultimi tre anni.solo se in presenza di:
    • Figli minorenni;
    • Figli maggiorenni con disabilità;
    • Figli maggiorenni non economicamente autosufficienti.

La produzione di questa tipologia di documenti non comporta grandi spese e, quindi, è piuttosto irrilevante nel calcolo dei costi totali di una separazione consensuale.

SEPARAZIONE CONSENSUALE: TEMPISTICHE

Come anticipato in precedenza, i tempi della separazione consensuale sono molto più rapidi rispetto a quelli della separazione giudiziale.

Generalmente, l’intero processo si chiude entro poche settimane o al massimo in qualche mese dal suo inizio.

Orientativamente le tempistiche previste sono le seguenti:

Nel caso di separazione in tribunale, si parla di un lasso di tempo che va dai 3 ai 6 mesi.

Nel caso di negoziazione assistita, si parla di un lasso di tempo che va da poche settimane ai 3 mesi di tempo.

Lo ribadiamo. Si tratta di una stima poiché dipende sempre dal giudice e dal tribunale

Naturalmente questo è vero nel caso in cui l’accordo tra i coniugi sia reale soprattutto su questioni considerate parecchio delicate come quelle legate ai figli o al patrimonio.

SEPARAZIONE CONSENSUALE: COSTI

Arrivati a questo punto e chiariti tutta una molteplicità di aspetti, è facile comprendere la veridicità della nostra affermazione iniziale:

I costi per la separazione consensuale sono più contenuti rispetto a quelli di un processo di natura giudiziale.

Come abbiamo avuto modo di sottolineare, anche in presenza di legali rappresentanti, l’accordo tra le parti rende tutto meno oneroso.

La scelta di essere rappresentati da un unico legale permette un taglio non indifferente dei costi di separazione.

Inoltre, qualora dovessero sussistere i presupposti per una separazione in comune e si sceglie di non essere rappresentati legalmente, i costi di separazione si riducono al solo acquisto di una semplice marca da bollo.

Ma qual è il costo di un avvocato nel procedimento di separazione consensuale?

La spesa della parcella dell’avvocato ammonta a circa € 2.000.

Da sottolineare che si tratta di una stima che non tiene conto della specificità di ciascuna situazione. 

Occorre precisare che, nel procedimento di separazione in tribunale, al costo delle competenze dell’avvocato deve aggiungersi la spesa per il pagamento del contributo unificato che ammonta a € 43 nel caso di separazione consensuale. 

Non si può terminare questo capitolo senza un cenno alle potenzialità dei nuovi strumenti telematici il cui utilizzo è in grado di condizionare anch’esso i costi della separazione consensuale.

SEPARAZIONE CONSENSUALE ON LINE

Ad oggi, infatti, sono disponibili dei servizi che permettono di svolgere l’iter di separazione in modo telematico.

Si è assistiti da professionisti del settore che garantiscono massima tutela ai coniugi e che, nella maggior parte dei casi, permettono di ridurre le spese legate al processo di separazione.

Il servizio offerto da Coniugi Tutelati (AssoTutelati) permette di separarsi online in modo conveniente, veloce e con un unico avvocato per entrambi i coniugi.

Una volta aperta la pratica, è sufficiente inviare i documenti.

Lo staff si occupa dell’intera procedura ad un prezzo di € 375  + iva a coniuge e € 43 di Contributo Unificato.

SEPARAZIONE CONSENSUALE: EFFETTI

Con la separazione marito e moglie conservano lo stato civile di coniugato in quanto il vincolo matrimoniale non viene sciolto ma solo sospeso in maniera transitoria.

Con la separazione, quindi, risulta sospeso l’obbligo di coabitazione e i coniugi sono autorizzati a vivere in abitazioni separate.

Ci sono, tuttavia, degli obblighi cui non possono sottrarsi:

I coniugi sono obbligati all’assistenza materiale;

Entrambi devono provvedere ai figli per ciò che concerne la loro educazione, la loro istruzione e il loro mantenimento;

Entrambe le parti conservano i diritti successori. C’è però un’eccezione. Se la colpa della separazione viene imputata ad un coniuge in particolare, quest’ultimo non può vantare alcuna pretesa sul patrimonio dell’altro;

Dal punto di vista patrimoniale, con la separazione si scioglie la comunione tra le parti.

In merito alle restanti questioni di carattere economico, esse vengono disciplinate sulla base dell’accordo tra i coniugi che possono riguardare: la divisione di beni comuni, l’assegnazione ad uno dei coniugi di beni di proprietà comune o esclusiva dell’altro coniuge, il riconoscimento di un assegno di mantenimento a favore del coniuge debole.

L’accordo tra i coniugi deve prendere in esame anche le questioni relative ai figli nati all’interno del matrimonio.

Questo è uno degli aspetti più importanti e, spesso, è anche causa di fallimento dell’accordo tra ex coniugi.

L’immobile di residenza di solito viene assegnato al genitore che si fa carico dei figli, ovvero che passerà la maggior parte del tempo con la loro custodia, un atteggiamento volto a tutelare la loro sicurezza. In assenza di figli, invece, la casa coniugale è del legittimo proprietario, perciò in regime di comproprietà sarà necessario vendere l’abitazione e dividerne il ricavato, altrimenti un coniuge potrà decidere di rimanere nell’immobile e liquidare il 50% del valore alla controparte.

Il divorzio può essere chiesto non prima dei sei mesi .dal giorno dell’udienza di separazione.

Trascorso questo periodo, il divorzio non avviene in automatico ma deve essere richiesto secondo un preciso iter burocratico.

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